Ornamentali, tra usi minori e innovazione: come evolve la difesa fitosanitaria

Nel florovivaismo, la qualità di una pianta passa inevitabilmente dalla sua salute fitosanitaria.

Un aspetto tutt’altro che semplice da gestire, all’interno di un comparto caratterizzato da un’elevata varietà di specie e da un numero limitato di strumenti disponibili per la difesa. Da un lato, infatti, cambiano rapidamente le condizioni produttive, anche per effetto di cambiamenti climatici, nuovi patogeni e intensificazione degli scambi internazionali; dall’altro, il quadro europeo introduce criteri sempre più rigorosi per la tutela della salute, dell’ambiente e della biodiversità.

Per le imprese, quindi, la difesa fitosanitaria non può più essere affrontata soltanto come una risposta all’emergenza: diventa un’attività che richiede programmazione, conoscenza delle regole e capacità di individuare per tempo le soluzioni disponibili.

Il sistema europeo di autorizzazione dei prodotti fitosanitari si basa principalmente sui Regolamenti 1107/2009 e 396/2005 e sulla Direttiva 128/2009, che disciplinano rispettivamente l’autorizzazione e immissione in commercio, i limiti massimi di residuo e l’uso sostenibile degli agrofarmaci.

Prima di arrivare sul mercato, la sostanza attiva responsabile dell’azione contro l’organismo nocivo, deve superare un articolato processo di valutazione che coinvolge gli Stati membri, l’EFSA e la Commissione europea e prende in considerazione efficacia, destino, sicurezza per la salute umana, comportamento nell’ambiente, aspetti ecotossicologici e possibili effetti sugli organismi non bersaglio.

Dopo l’approvazione della sostanza attiva si procede alla valutazione del prodotto fitosanitario commerciale, la cui autorizzazione avviene su base nazionale. In questa fase vengono definiti aspetti quali le colture e gli organismi nocivi per cui il prodotto può essere impiegato, le dosi, il numero massimo di applicazioni, gli intervalli di utilizzo, le eventuali limitazioni e la relativa classificazione di pericolo. Tutte queste prescrizioni confluiscono nell’etichetta del prodotto fitosanitario: il principale riferimento operativo e normativo per garantirne un impiego corretto, efficace e sicuro. Anche dopo l’approvazione e autorizzazione delle sostanze attive, queste vengono periodicamente riesaminate alla luce delle più recenti evidenze scientifiche e tecniche, con conseguente modifica, limitazione o revoca.

Per il florovivaismo questo meccanismo presenta una difficoltà ulteriore. La grande varietà di specie ornamentali fa sì che molte colture rientrino nella categoria degli “usi minori”, per i quali l’interesse economico non sempre rende sostenibili gli investimenti necessari a ottenere registrazioni specifiche per ogni esigenza produttiva.

Il risultato è una situazione in cui può verificarsi una carenza di prodotti autorizzati per determinate combinazioni tra coltura e organismo nocivo.

 

Gli strumenti previsti per gli usi minori

Per affrontare questa criticità, il Regolamento 1107/2009 mette a disposizione alcuni meccanismi specifici.

Tra questi, l’articolo 51 consente di estendere l’impiego di un prodotto già autorizzato a colture o avversità non presenti in etichetta, quando vengono garantiti i necessari requisiti di sicurezza ed efficacia. L’estensione viene concessa quando l’uso minore ha effettivamente carattere minore rispetto ai requisiti di sicurezza e risponde a un interesse pubblico. È uno strumento particolarmente rilevante per le colture ornamentali perché permette di rispondere a esigenze specifiche senza dover affrontare ogni volta un nuovo iter autorizzativo completo.

Un’altra possibilità è rappresentata dal mutuo riconoscimento: quando un determinato impiego è già autorizzato in un altro Stato membro appartenente alla stessa zona regolatoria, è possibile richiederne il riconoscimento anche in Italia, previa valutazione dell’autorità competente.

In caso di emergenza fitosanitaria, invece, entra in gioco l’articolo 53, che permette agli Stati membri di concedere autorizzazioni temporanee per prodotti non normalmente autorizzati per quella specifica combinazione coltura-avversità, fino a un massimo di 120 giorni. Una soluzione pensata per intervenire rapidamente in presenza di nuovi organismi nocivi, quando non ci sono alternative efficaci. Le autorizzazioni di emergenza non possono però sostituire una strategia di lungo periodo. Nella maggior parte dei casi, le richieste emergenziali vengono affiancate da percorsi finalizzati all’ottenimento di estensioni definitive.

 

Un quadro normativo in evoluzione

La gestione fitosanitaria delle ornamentali è destinata a evolvere ulteriormente anche sul piano normativo.

Tra le novità attese rientra il nuovo decreto nazionale sugli usi minori, che dovrebbe introdurre una definizione aggiornata delle colture minori sulla base delle superfici coltivate secondo i dati ISTAT, considerando tali le colture con una superficie complessiva inferiore ai 20.000 ettari. L’obiettivo è rendere l’elenco più dinamico e adeguarlo nel tempo all’evoluzione delle superfici produttive.

Parallelamente, è in corso il rinnovo del Piano d’Azione Nazionale (PAN) sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, destinato a intervenire su aspetti come formazione, tutela ambientale, gestione del rischio e controllo delle attrezzature.

A questo si aggiunge l’attenzione crescente verso il biocontrollo. Le proposte di revisione del Regolamento 1107/2009, tra cui rientra il decimo pacchetto Omnibus, puntano infatti a definire e valorizzare maggiormente strumenti basati su microrganismi, sostanze inorganiche e sostanze di origine biologica, favorendone, ove possibile, l’accesso e l’integrazione nelle strategie di difesa, semplificandone i percorsi autorizzativi.

 

Informazione e prevenzione diventano parte della difesa

Le normative fitosanitarie non stabiliscono soltanto quali prodotti possono essere utilizzati: possono definire anche condizioni specifiche per la movimentazione delle piante, imponendo determinati interventi fitosanitari prima del loro trasferimento.

È il caso, ad esempio, di Xylella fastidiosa, per la quale la normativa europea prevede, per alcune piante coltivate in aree soggette a misure di contenimento, condizioni particolari per la movimentazione, compresi trattamenti fitosanitari per il controllo dei vettori.

È proprio in questo scenario che Phytoweb, un progetto di ANVE realizzato in collaborazione con ICE Agenzia, assume un ruolo di supporto per imprese, tecnici e consulenti. Il portale permette di consultare le disposizioni fitosanitarie e di orientarsi più facilmente tra requisiti, restrizioni e condizioni applicabili alle diverse produzioni e movimentazioni, garantendo una gestione più consapevole delle colture.

 

La difesa delle ornamentali richiede un equilibrio tra efficacia degli interventi, sostenibilità ambientale, rispetto delle normative e disponibilità concreta degli strumenti. In questo percorso sarà fondamentale mantenere un confronto costante tra istituzioni, ricerca, industria, consulenti e imprese, così da favorire l’accesso a soluzioni innovative e costruire strategie di difesa adeguate alla complessità del florovivaismo.

Perché proteggere una coltura significa molto più che intervenire quando compare un problema: significa conoscere il rischio, anticiparlo e avere gli strumenti giusti per gestirlo.

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