Popillia japonica, una sfida per il florovivaismo: la situazione in Italia nel 2026.
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La diffusione di un organismo nocivo può avere conseguenze che vanno ben oltre la salute delle piante, incidendo sulla gestione dei vivai, sulle attività quotidiane delle imprese e sulla movimentazione del materiale vegetale. È quanto sta accadendo con Popillia japonica, un coleottero originario dell’Asia orientale la cui presenza in Italia continua ad ampliarsi.
Classificato dall’Unione Europea come organismo nocivo da quarantena prioritario, rappresenta una minaccia per le produzioni agricole, il verde ornamentale e gli ecosistemi naturali. Per contrastarne la diffusione sono quindi fondamentali il monitoraggio del territorio, le misure di contenimento e il rispetto delle disposizioni fitosanitarie in materia di movimentazione.
La prima segnalazione italiana risale al 2014, nell’area del Parco del Ticino, tra Lombardia e Piemonte. Da allora, nonostante le attività di sorveglianza e contenimento, la presenza del coleottero si è progressivamente estesa, fino a interessare un’area superiore ai 40.000 km². Oggi le regioni coinvolte sono Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.
La situazione, tuttavia, non è uniforme: nei territori storicamente infestati si punta soprattutto a limitarne l’espansione, mentre nelle aree interessate più recentemente l’obiettivo è impedire che l’insetto si insedi stabilmente.
Lombardia e Piemonte: il focolaio storico
Il territorio del Parco del Ticino rimane il principale focolaio italiano. L’estensione raggiunta dall’infestazione ha reso impraticabile una completa eradicazione dell’insetto nell’area delimitata, orientando gli interventi verso una strategia di contenimento a lungo termine.
In Lombardia la presenza di Popillia japonica interessa ormai gran parte del territorio regionale, con focolai particolarmente intensi nelle province di Lecco, Como, Monza, Brianza e Bergamo. Il Servizio Fitosanitario aggiorna periodicamente mappe e dati sulle catture, consentendo di seguire l’evoluzione della distribuzione dell’insetto.
Anche il Piemonte rientra nell’area storicamente interessata, con infestazioni in diverse province e una particolare concentrazione nel Canavese. Tra le produzioni più colpite figurano quelle frutticole: secondo le testimonianze raccolte nel 2026, i danni economici stimati da Coldiretti sul territorio potrebbero superare i 10 milioni di euro.
In entrambe le regioni, l’aggiornamento delle aree infestate e delle zone cuscinetto consente di definire le attività di sorveglianza e le misure necessarie al contenimento.
Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna: l’espansione prosegue
Dopo i primi ritrovamenti del 2022, in Valle d’Aosta Popillia japonica si è insediata nella Bassa e nella Media Valle, mostrando segnali di espansione verso nuovi territori. Il Servizio fitosanitario regionale ha istituito zone infestate e aree cuscinetto, estese fino a 15 km dai relativi confini, predisponendo anche trappole per la cattura massale lungo il tratto compreso tra i due focolai.
In Emilia-Romagna, invece, dopo la prima segnalazione del 2021, i monitoraggi hanno evidenziato un aumento delle catture di esemplari adulti e il rinvenimento di larve nelle aree già interessate. Le intercettazioni registrate nel 2025 anche nella zona cuscinetto hanno confermato l’avanzamento dell’infestazione. Nel 2026 la Regione ha quindi ampliato l’area delimitata e la zona cuscinetto, includendo nuovi comuni delle province di Piacenza e Parma.
Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia: prevenire l’insediamento
In Trentino-Alto Adige e in gran parte del Friuli-Venezia Giulia, la priorità è impedire che il coleottero si stabilisca in modo permanente.
Il Trentino-Alto Adige è particolarmente esposto per la vicinanza a territori già infestati e per il rischio di trasporto accidentale degli esemplari. Le prime intercettazioni si sono concentrate soprattutto lungo l’autostrada A22, ma la recente individuazione di un focolaio nel comune di Villa Lagarina ha reso necessaria la delimitazione dell’area, l’istituzione di una zona cuscinetto e l’attivazione di misure fitosanitarie urgenti.
In Friuli-Venezia Giulia, il primo ritrovamento risale invece al 2023, nel comune di Lignano Sabbiadoro. L’area interessata è stata delimitata e sottoposta a misure di emergenza finalizzate all’eradicazione, mentre il resto della regione è tuttora considerato indenne. Nell’area infestata sono previste alcune misure agronomiche e fitosanitarie per contenere la riproduzione del coleottero.
Veneto e Liguria: nuovi focolai sotto osservazione
Anche il Veneto, inizialmente interessato soprattutto da intercettazioni isolate, ha registrato nuovi focolai che hanno richiesto l’istituzione di aree delimitate. I nuclei individuati riguardano Riese Pio X, in provincia di Treviso, l’area veronese tra Sommacampagna e Villafranca di Verona e Brentino Belluno, al confine con il Trentino. È stata inoltre istituita una zona cuscinetto nel comune di San Michele al Tagliamento.
In queste zone, le attività di contrasto comprendono trappole per la cattura massale, controlli visivi sulle piante ospiti, interventi contro le larve presenti nel terreno e misure di lotta biologica attraverso l’impiego di nematodi entomopatogeni. La situazione risulta attualmente sotto controllo.
In Liguria, invece, la presenza del coleottero rimane più circoscritta. I principali focolai si concentrano nell’area di Abissola Marina e nelle zone limitrofe, e nell’area di Celle Ligure, dove il microclima e la vegetazione favoriscono lo sviluppo dell’insetto. Il Servizio Fitosanitario ha delimitato una zona infestata e un’ampia area cuscinetto, con misure necessarie per il contrasto dell’organismo nocivo. Le attività di monitoraggio, tuttavia, proseguono. Nel 2026 sono stati segnalati nuovi ritrovamenti in diversi comuni delle province di Savona e Genova.
I rischi per le imprese florovivaistiche
Uno degli aspetti più critici di Popillia japonica è la sua elevata polifagia: gli adulti si nutrono di oltre 300 specie vegetali, comprese piante ornamentali, frutticole e forestali, mentre le larve si sviluppano nel terreno e attaccano soprattutto le radici delle piante erbacee e delle graminacee. I danni possono manifestarsi con foglie scheletrizzate, fiori e frutti compromessi, defogliazioni anche complete e, in caso di infestazioni larvali, ingiallimento e disseccamento dei tappeti erbosi.
Per i vivai, il rischio non riguarda soltanto la presenza degli esemplari adulti sulle piante. Uova, larve e pupe possono infatti essere trasferite attraverso il terreno, per esempio quello associato a piante in zolla, esemplari da impianto e tappeti erbosi. Un’altra via di diffusione è lo spostamento accidentale degli adulti attraverso veicoli e altri mezzi di trasporto.
Di conseguenza, la prevenzione deve considerare l’intero contesto aziendale: dalle piante ospiti alle superfici erbose, fino ai materiali movimentati e ai flussi logistici che possono favorire la diffusione dell’organismo.
Movimentazione del materiale vegetale: cosa devono considerare le imprese
La presenza di Popillia japonica comporta l’applicazione di misure fitosanitarie europee, nazionali e regionali. Le aree interessate vengono delimitate sulla base dei riscontri ufficiali e possono comprendere una zona infestata e una zona cuscinetto, alle quali corrispondono disposizioni differenti.
Per gli operatori professionali è quindi importante verificare gli obblighi applicabili prima di movimentare o spedire piante e altri materiali vegetali. In base alla zona di provenienza e alla tipologia di materiale, possono essere previsti controlli ufficiali, ispezioni in autocontrollo, registrazioni delle attività e specifiche condizioni per la movimentazione.
Non esiste, dunque, un’unica regola valida per tutto il territorio nazionale: le prescrizioni dipendono dalla delimitazione ufficiale delle aree e dalle disposizioni aggiornate del Servizio fitosanitario competente. Per le aziende che commercializzano verso altre regioni o verso l’estero, la verifica preventiva permette di organizzare i controlli e la documentazione necessaria, riducendo il rischio di ritardi e problemi di conformità.
Dalla gestione del rischio agli strumenti operativi: il ruolo di Phytoweb
Per affrontare le criticità legate agli organismi nocivi come Popillia japonica, le imprese florovivaistiche hanno bisogno di informazioni facilmente consultabili e strumenti utili a orientare le proprie decisioni operative, specialmente quando si pianifica una spedizione. In questo contesto si inserisce Phytoweb, il portale gratuito realizzato da ANVE in collaborazione con Agenzia ICE per supportare gli operatori nella gestione degli aspetti fitosanitari.
Attraverso la funzione «Regole di movimentazione», è possibile consultare le disposizioni in base alla specie vegetale, al materiale, al Paese di origine e alla destinazione, individuando i requisiti da verificare e le regole che accompagnano la circolazione del materiale vegetale.
La piattaforma mette inoltre a disposizione uno strumento di analisi dei rischi connessi agli organismi nocivi, che consente di selezionare il centro aziendale, le specie vegetali e l’organismo nocivo da esaminare. Il sistema valuta la probabilità di esposizione all’organismo e la gravità dei possibili danni, classificando il rischio come basso, medio o alto. Nel caso di Popillia japonica, questa funzione può aiutare a individuare gli aspetti più delicati della gestione aziendale e le situazioni che richiedono maggiore attenzione.
L’avanzamento di Popillia japonica in Italia conferma quanto sia importante affiancare al monitoraggio territoriale una gestione attenta delle attività florovivaistiche. Riconoscere i sintomi, controllare le piante e i materiali potenzialmente interessati, e conoscere le disposizioni applicabili sono passaggi complementari di una stessa strategia di prevenzione.
In un settore in cui la movimentazione del materiale vegetale è parte integrante dell’attività commerciale, la conoscenza fitosanitaria contribuisce alla competitività. Perché tutelare le produzioni significa proteggere la continuità degli scambi e l’affidabilità dell’intera filiera florovivaistica italiana.
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